L'evento susciterà inevitabilmente dibattiti non solo tra i governi ma anche nel settore privato, che sarà presente alla conferenza. Si chiederà alle aziende di ripensare il loro impatto sociale e ambientale e si prevede che, alla fine, l'incontro fornirà importanti spunti per la costruzione di soluzioni di RSI in America Latina - dovesi svolgerà la COP30 - e in tutto il mondo.

Essendo la prima Conferenza delle Parti a svolgersi in Brasile, uno dei principali leader del Sud globale, la sede influenzerà senza dubbio molte delle conversazioni che ne deriveranno, poiché il Paese ospitante farà probabilmente leva sulla sua posizione per dare forma al discorso. Ciò è ancora più simbolico se si considera che la città ospitante, Belém, si trova nel cuore della Foresta Amazzonica, uno dei punti di riferimento naturali più iconici del nostro pianeta.

Non solo il contesto geografico è importante, ma anche la tempistica è cruciale. Questa è l'ultima COP prima della scadenza del 2025, quando i Paesi dovranno presentare nuovi e più ambiziosi Contributi Nazionali Determinati (NDC). Si tratta degli impegni che ogni nazione presenta come piano per raggiungere gli obiettivi del 2030 stabiliti nell'Accordo di Parigi del 2015.

Tutti questi elementi incoraggeranno i Paesi del Sud Globale a spingere i Paesi del Nord Globale ad assumersi la responsabilità di affrontare la giustizia climatica, investendo in un piano in cui le comunità vulnerabili ed emarginate possano essere responsabilizzate e partecipare al processo decisionale per costruire soluzioni, con richieste come il finanziamento dei fondi ambientali e l'equità.


Giustizia climatica alla COP30: agenda e discussioni

Un aspetto chiave del quadro della giustizia climatica è quello etico: più un Paese contribuisce alla crisi ambientale - oggi o storicamente - più dovrebbe essere responsabile di affrontarla. D'altro canto, le comunità che spesso sono al centro dei problemi e possono essere parte della soluzione, dovrebbero ottenere il loro giusto spazio e un ruolo equo nel processo decisionale.

Questa idea si basa sul principio "Responsabilità comuni ma differenziate e capacità rispettive" (CBDR-RC) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che tiene conto del fatto che le responsabilità dovrebbero essere basate sui contributi storici al problema e sulla capacità economica di consentire il cambiamento.

Finanziamento

La giustizia climatica sarà affrontata in diversi modi durante la COP30, il primo dei quali è il finanziamento. Una delle discussioni più significative su questo tema ruoterà probabilmente intorno alla rinegoziazione del Nuovo Obiettivo Collettivo Quantificato (NCQG).

Nel 2024, durante la COP29 di Baku, è stato stabilito che la somma precedentemente concordata di 300 miliardi di dollari dovrà essere mobilitata annualmente entro il 2025 per sviluppare azioni ambientali nei Paesi del Sud globale, aumentando la somma rispetto al precedente obiettivo di 100 miliardi di dollari.

Tuttavia, il Brasile cercherà di incrementare queste cifre. Il Paese, infatti, ritiene che per affrontare l'attuale situazione climatica sia necessario uno stanziamento maggiore (sostenuto da altri Paesi), puntando a 1,3 trilioni di dollari, una cifra audace che implica un aumento massiccio. Questa sarà una sfida enorme per il Paese ospitante, che si affida alle sue tradizioni diplomatiche per ottenere accordi con Paesi più ricchi per raccogliere tali investimenti.

Inoltre, il governo brasiliano proporrà un altro progetto, la Tropical Forest Forever Facility (TFFF), che funzionerà come un fondo di finanziamento del Nord globale che ricompensa i Paesi che preservano le loro foreste. Il denaro dovrebbe essere reinvestito nella conservazione delle foreste, finanziando le comunità locali per garantire che questi ambienti naturali rimangano protetti.

Il cambiamento di discorso è un potente strumento per il Sud globale per far valere le proprie ragioni. L'idea che i Paesi del Nord globale finanzino questi progetti a titolo di beneficenza dovrebbe essere sostituita da un'idea di obbligo, simile a un debito nei confronti del resto del pianeta, dato che sono i principali responsabili della crisi climatica.

Popolazioni indigene sotto i riflettori

Poiché la COP30 è ospitata nella Foresta Amazzonica, ci si aspetta che le comunità locali, i leader indigeni e altri movimenti del Sud globale sfruttino l'opportunità di prendere posizione e amplificare le loro voci nelle discussioni sulla giustizia climatica, non solo durante gli eventi collaterali, ma anche nelle plenarie principali.

Questo rappresenterà una piattaforma senza precedenti per le popolazioni indigene, che potranno parlare al mondo dalla soglia dei loro territori e dimostrare il loro impatto come custodi delle foreste. L'agenda mira a chiarire la correlazione diretta tra queste comunità e la mitigazione del clima.

Una richiesta fondamentale, tuttavia, è quella di includere questi individui nei processi decisionali e garantire che le loro voci siano uguali a quelle dei gruppi politici storicamente più forti. Questo processo non è una novità, e riecheggia i dibattiti che si sono svolti alla Conferenza di Bonn lo scorso giugno.

Durante la riunione di Bonn, le ONG ambientali e sociali brasiliane, insieme alla presidenza della COP30, hanno espresso la preoccupazione che i fondi di finanziamento non considerino adeguatamente le esigenze dei popoli e delle comunità tradizionali nei piani.

Una delle richieste più pressanti dei gruppi indigeni è l'applicazione del principio del consenso libero, preventivo e informato (FPIC), un quadro che sottolinea l'importanza di consultare e ottenere il consenso delle popolazioni indigene per i progetti e le politiche climatiche prima che si svolgano sulle loro terre o che le interessino.

Il coinvolgimento di queste comunità nella progettazione di tali progetti garantisce che le loro prospettive sulla natura, la cultura e le preoccupazioni locali siano effettivamente prese in considerazione.

Oltre a evitare che attori potenti con interessi che potrebbero non essere in linea con gli obiettivi di sostenibilità che guidano le loro azioni, la partecipazione paritaria delle popolazioni indigene apporta anche conoscenze che sono davvero utili per affrontare alcune delle questioni più urgenti che ci troviamo ad affrontare nel bel mezzo di questa crisi climatica.


COP30 e giustizia climatica: Le sfide

Si prevede che alcuni Paesi del Nord globale si oppongano all'idea di stanziare più fondi per il finanziamento, creando una sfida che probabilmente porterà a negoziati tesi.

Ciò è particolarmente evidente alla luce dell'ultimo posizionamento degli Stati Uniti sui temi ambientali. La presidenza di Donald Trump si oppone apertamente alle azioni di giustizia climatica e, in quanto Paese con la più grande economia del pianeta, ha un'influenza significativa sugli affari. Questa posizione potrebbe essere replicata da altri.

Anche la questione dell'inclusione dei diritti delle popolazioni indigene e del far sentire la loro voce può generare tensioni, poiché questi gruppi operano spesso in modi molto diversi dalle potenti aziende, ad esempio. Questa differenza di interessi si scontrerà sicuramente durante gli arbitrati e rappresenta una sfida importante che i negoziatori dovranno affrontare e superare.

La leadership del Brasile durante l'evento potrebbe anche essere vista come un'arma a doppio taglio. Da un lato, il Paese ha un'economia forte, un fattore chiave che può influire sui dibattiti e offrire il sostegno necessario ai Paesi del Sud globale per presentare le proprie ragioni e argomentazioni. Dall'altro lato, il gigante sudamericano ha le sue contraddizioni, che possono essere facilmente esposte dall'altra parte del tavolo dei negoziati.

Un argomento che sicuramente emergerà è il progetto del governo brasiliano di esplorare il petrolio nel Margine Equatoriale, situato vicino alla foce del Rio delle Amazzoni. Questo progetto potrebbe avere un impatto non solo sull'ambiente locale, con un alto rischio di fuoriuscite che potrebbero causare una devastazione senza precedenti, ma anche sulle comunità locali.

Altri conflitti di interesse brasiliani includono la costruzione in passato di diverse dighe in Amazzonia, che hanno sfollato le popolazioni indigene e distrutto l'equilibrio naturale in vaste aree, nonostante la resistenza di queste comunità contro i progetti. Queste azioni possono essere considerate un'ipocrisia, che i Paesi del Nord utilizzano come argomento di ipocrisia, affermando che il Brasile non pratica ciò che predica su scala globale nel proprio cortile.


Un test importante: L'eredità della COP30

La Conferenza delle Parti di quest'anno può rappresentare un momento cruciale per affrontare la crisi ambientale. Il contesto lo rende un'occasione perfetta per il Sud del mondo, guidato dal Brasile, per alzare la posta in gioco e fare pressione sul Nord del mondo per ottenere maggiori impegni. Tuttavia, i negoziati si preannunciano tesi, soprattutto alla luce delle contraddizioni brasiliane e della probabile resistenza del Nord globale in gioco.

L'eredità che Belém lascerà è un importante indicatore della capacità del gruppo di superare gli ostacoli geopolitici e ideologici per costruire risposte basate sulla giustizia climatica. Per questo, è necessario fornire soluzioni tangibili e opportunità eque per affrontare l'emergenza climatica in cui ci troviamo.

Di Henrique Castro Barbosa.