Tra i servizi che devono essere garantiti nel giorno dello sciopero generale ci sono "le situazioni di emergenza, nonché tutte quelle situazioni che possono comportare danni irreparabili/irreversibili o difficilmente riparabili, giustificati dal punto di vista medico".
I servizi minimi riguardano i centri chirurgici dei servizi di emergenza, i servizi di degenza che operano in modo permanente e i ricoveri domiciliari, nonché le cure palliative, le terapie intensive, l'emodialisi e i trattamenti oncologici in base alla priorità.
Sono coperti anche gli interventi per l'interruzione volontaria della gravidanza indispensabili per rispettare i termini di legge per l'interruzione della gravidanza, nonché il prelievo e il trapianto di organi e le procedure di procreazione medicalmente assistita, se la mancata esecuzione compromette la procedura.
Sono inclusi nei servizi minimi anche la radiologia interventistica su base preventiva, il trattamento dei malati cronici con prodotti biologici, la somministrazione di farmaci ai malati cronici e/o ai pazienti ambulatoriali, i servizi di nutrizione parenterale urgente e i servizi di immunoematologia legati ai donatori di sangue.
Rientrano nei servizi minimi anche la prosecuzione di trattamenti come la chemioterapia, la radioterapia o i programmi di medicina nucleare, nonché i servizi complementari indispensabili per l'esecuzione di tali servizi (farmaci, esami diagnostici, prelievi, sterilizzazione), "nella misura strettamente necessaria".
Anche i trattamenti con prescrizioni giornaliere su base ambulatoriale (come le medicazioni) e il trattamento di ferite complesse saranno servizi minimi, così come i servizi relativi all'allattamento al seno.
Per quanto riguarda gli operatori tenuti a fornire i servizi minimi in ogni unità sanitaria, è stato stabilito che devono essere equivalenti a quelli previsti la domenica e nei giorni festivi per ogni turno (mattina, pomeriggio, notte).
Il tribunale arbitrale stabilisce inoltre che, per i servizi minimi, le unità sanitarie possono ricorrere ai lavoratori che aderiscono allo sciopero solo se il numero di lavoratori non scioperanti è insufficiente.
"Troppo ampio"
In questa decisione, l'arbitro che rappresentava i lavoratori, l'avvocato Filipe Lamelas, è stato messo in minoranza - cioè non era d'accordo con la decisione - perché considerava i servizi minimi troppo ampi.
Una delle argomentazioni contenute nella sua opinione dissenziente è che, poiché i servizi minimi sono già definiti nel contratto collettivo di lavoro per i medici, la definizione di servizi minimi superiori a quelli per altri professionisti - in particolare infermieri e tecnici - li rende impraticabili in molti casi.
"In definitiva, con questa sentenza si decretano servizi minimi per attività e/o servizi che non funzioneranno perché non esiste l'obbligo di fornire servizi minimi per i medici in queste attività e/o servizi", si legge nel documento disponibile sul sito web della CES.
Per quanto riguarda i lavoratori designati per garantire i servizi minimi, anche Filipe Lamelas non è d'accordo, sostenendo che esiste un Accordo sui Servizi Minimi, stabilito anche con la Segreteria Generale del Ministero della Salute, che stabilisce che in caso di sciopero generale i lavoratori sono equiparati solo a quelli previsti "la domenica, durante il turno di notte, durante il normale periodo di ferie".
"In questo senso, anche se il tribunale ritenesse suo obbligo pronunciarsi sui mezzi necessari a garantire l'erogazione dei servizi minimi nello sciopero generale in questione - cosa che appare discutibile - non dovrebbe mai farlo in termini diversi da quelli ivi indicati", ha dichiarato l'arbitro per la parte dei lavoratori.
I sindacati CGTP e UGT hanno deciso di indire uno sciopero generale per l'11 dicembre, in risposta al progetto di riforma del diritto del lavoro presentato dal governo.
Questo sarà il primo sciopero che riunisce le due confederazioni sindacali dal giugno 2013, quando il Portogallo era sotto l'intervento della "troika".






