Una nota esplicativa sulla proposta di legge del governo, che ora passa all'Assemblea della Repubblica, indica che i periodi di detenzione degli stranieri nei centri di permanenza temporanea (CIT) e spazi equivalenti ai fini dell'allontanamento dal Paese sono stati estesi dagli attuali 60 a 360 giorni.

Periodo massimo di trattenimento

Oltre a questo periodo massimo di detenzione ai fini delle decisioni di allontanamento (360 giorni), la proposta di legge prevede anche un ulteriore periodo di 180 giorni per la detenzione nei CIT "per garantire l'osservanza della decisione coercitiva di allontanamento", si legge nella nota, sottolineando che la proposta prevede l'introduzione di nuove misure coercitive alternative alla detenzione, come il deposito di una cauzione o di una garanzia finanziaria, l'obbligo di consegnare i documenti di viaggio e l'installazione in un regime aperto nei centri di permanenza temporanea.

Notifica di partenza volontaria

Il governo vuole anche porre fine alla notifica per la partenza volontaria, spiegando che questo meccanismo "era una fase procedurale obbligatoria prima dell'allontanamento coercitivo e si applicava a qualsiasi situazione, anche per quei cittadini che erano stati individuati in una situazione di soggiorno illegale in Portogallo".

Con queste modifiche, l'obbligo di partenza ricadrà sul cittadino piuttosto che sulle autorità.

In alternativa, l'esecutivo vuole dare priorità ai programmi di rimpatrio volontario, "assicurando meno oneri e costi per lo Stato", secondo la nota.

Estensione del divieto di ingresso

La proposta del governo estende anche il periodo di divieto di ingresso in Portogallo per gli stranieri allontanati coercitivamente fino a 5 anni, che può essere esteso in situazioni aggravate.

Età per l'espulsione dal Paese

Il documento, che ha subito poche modifiche rispetto alla proposta sottoposta a consultazione pubblica, indica che i minori non accompagnati di età inferiore ai 16 anni non possono essere espulsi, e quando ci sono figli minori, accompagnati, con nazionalità straniera e residenza legale, i genitori possono essere espulsi solo se sono stati condannati per reati gravi o costituiscono una minaccia per l'ordine pubblico o la sicurezza interna.

"In questo caso, i minori accompagnano sempre i genitori nel processo di espulsione", precisa il Governo nella sintesi della proposta di legge.

Riduzione della possibilità di ricorsi giudiziari

Ridurre la possibilità di ricorsi giudiziari, impedire che il ricorso all'asilo per ottenere lo status di rifugiato sia una tattica dilatoria per rimandare o impedire l'espulsione e rivedere i criteri che impediscono l'espulsione sono altre misure incluse nella proposta del governo, che mira ad "accelerare l'espulsione degli stranieri trovati e identificati in situazione irregolare" nel Paese.

Per quanto riguarda i limiti all'espulsione, la nota afferma che ne beneficeranno gli immigrati che risiedono nel Paese da almeno 5 anni.

Domande di asilo

Per quanto riguarda le domande di asilo, il Governo sottolinea che la presentazione di una domanda di protezione internazionale "non impedisce l'avvio di una procedura di espulsione", e per le domande presentate dopo l'ingresso illegale saranno create norme specifiche che potranno rafforzare i motivi di detenzione e sottoporre il richiedente a misure coercitive più ampie durante l'analisi della sua domanda.

Le modifiche al regime di rimpatrio dei cittadini stranieri in situazione di illegalità sono state approvate il 19 marzo dal Consiglio dei ministri, dopo una consultazione pubblica.