Il visto per nomadi digitali è un permesso che consente ai lavoratori a distanza di vivere legalmente in un Paese straniero mentre guadagnano un reddito da datori di lavoro o clienti al di fuori di tale Paese. Il visto può essere ottenuto da lavoratori a distanza come freelance, imprenditori, creatori digitali, specialisti e appaltatori.

Ogni Paese stabilisce i propri criteri di ammissibilità; i requisiti più comuni sono la prova di un reddito, contratti di lavoro firmati e un alloggio nel Paese ospitante.

L'aumento dei visti per nomadi digitali

Secondo l'agenzia di dati sui viaggi Riskline, ci sono almeno 40 milioni di nomadi digitali in tutto il mondo, di cui circa il 50% sono americani.

I vantaggi di ottenere un visto per nomadi digitali sono numerosi. Offre un'opportunità di trasferimento relativamente a basso costo e permette di vivere e lavorare legalmente a distanza. Inoltre, facilita il trasferimento della famiglia e i figli dei nomadi digitali possono spesso frequentare le scuole locali a costo zero, mentre l'intera famiglia può ricevere assistenza medica presso le cliniche locali.

Capire la regola del 90/180

I visti per nomadi digitali aprono le porte a soggiorni più lunghi in Europa, ma la regola Schengen dei 90/180 è ancora valida. I cittadini extracomunitari possono soggiornare nell'Area Schengen per un massimo di 90 giorni in un periodo mobile di 180 giorni.

Il funzionamento di questo periodo "mobile" è spesso frainteso, poiché non si tratta né di un azzeramento del calendario, né di una regola di 90 giorni per Paese, né di un conteggio che ricomincia una volta usciti. Invece, ogni giorno trascorso nell'Area Schengen viene contato a ritroso rispetto ai 180 giorni precedenti. È qui che molti viaggiatori commettono errori costosi.

Come funziona in pratica

Per illustrare il funzionamento pratico della regola, si consideri un viaggiatore che arriva in Spagna il 1° marzo e si ferma fino alla fine di maggio. In questo modo consumerebbe l'intera franchigia di 90 giorni. Se poi dovesse partire e tentare di tornare a giugno, non avrebbe il permesso di rientrare immediatamente. Dovrebbe invece attendere che i giorni precedenti non rientrino nel periodo di 180 giorni, il che avverrebbe in genere verso la fine di agosto.

Se vi è stato concesso un visto per nomadi digitali da un Paese Schengen, la legge tratta il tempo trascorso in quel Paese specifico in modo diverso. I giorni trascorsi nel Paese del visto non vengono conteggiati ai fini del limite di 90 giorni.

Ad esempio, se siete in possesso di un visto per nomadi digitali spagnolo, potete vivere in Spagna a lungo termine entro i limiti del vostro permesso, e quei giorni non riducono la vostra franchigia Schengen.

Ciò che spesso genera confusione è che nel resto dei Paesi Schengen vige ancora la regola dei 90/180 giorni, indipendentemente dal vostro visto nel Paese ospitante. In pratica, ciò significa che il vostro tempo è diviso tra due sistemi che funzionano in parallelo. È utile immaginarlo come due sportelli separati che funzionano contemporaneamente, ciascuno con i propri limiti.

Dove i lavoratori a distanza sbagliano ancora

Solo pochi anni fa, i lavoratori remoti potevano farla franca con piccoli errori, ma oggi i sistemi sono digitali e i controlli sono più coerenti. È quindi importante capire le regole.

Un equivoco comune è che l'uscita dallo Spazio Schengen azzeri i giorni di lavoro. Non è così, e i giorni precedenti continuano a essere conteggiati fino a quando non escono dalla finestra dei 180 giorni.

Un altro equivoco è che ogni Paese fornisca una propria franchigia di 90 giorni, ma in realtà si tratta di un pool condiviso da tutti i Paesi Schengen. I sistemi digitali di oggi contano i giorni esatti, compresi quelli di arrivo e di partenza, e tutto è ora tracciato automaticamente.

Il passaggio al controllo digitale delle frontiere

Il Sistema di ingresso/uscita (EES) dell'UE è ora in fase di completa implementazione, sostituendo di fatto i timbri dei passaporti con registrazioni digitali. In pratica, ciò significa che gli ingressi e le uscite vengono registrati elettronicamente, i giorni rimanenti vengono calcolati automaticamente e i soggiorni fuori termine vengono segnalati immediatamente.

L'inosservanza delle regole può comportare conseguenze quali il rifiuto dell'ingresso in una visita futura, complicazioni per il rilascio del visto e persino divieti temporanei in alcuni Paesi.

Viaggiare oltre Schengen

Alcuni Paesi al di fuori dell'area Schengen, come la Turchia, l'Albania e il Montenegro, non rientrano nel limite dei 90 giorni. Per questo motivo alcuni lavoratori a distanza ruotano tra le varie sedi, trascorrendo due o tre mesi in un Paese Schengen, seguiti da alcuni mesi al di fuori di esso, per poi tornare di nuovo. È una strategia perfettamente valida, ma deve essere attentamente monitorata.

I visti per nomadi digitali non sostituiscono la regola dei 90/180 e non devono essere confusi con la libera circolazione in Europa.

Pianificare il soggiorno in Europa

Se state pensando di lavorare a distanza in Europa, ci sono due approcci principali. Il primo consiste nel fare a meno del visto, rimanendo fino a 90 giorni prima di lasciare l'Area Schengen. La seconda opzione consiste nell'ottenere un visto per nomadi digitali, fare base in un Paese e viaggiare all'interno di Schengen tenendo traccia dei giorni trascorsi fuori dal Paese ospitante.

Nel 2026, ottenere un visto per nomadi digitali è l'opzione preferita da molti lavoratori remoti a lungo termine, in quanto offre maggiore stabilità e flessibilità.

L'Europa è ancora un luogo in cui è relativamente facile trasferirsi, ma nel 2026 questa libertà è accompagnata da limiti più chiari. Le regole non sono cambiate, ma è cambiata l'applicazione, con la piena attuazione del sistema digitale EES. Che si utilizzi o meno un visto per nomadi digitali, capire come viene conteggiato il proprio tempo è ora essenziale per far funzionare concretamente questa libertà.