In un comunicato, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato spiega che "l'intesa ha comportato un approccio concertato da parte dei tre maggiori operatori di telecomunicazioni operanti sul mercato nazionale, unitamente a una società di consulenza, che ha fatto sì che i clienti non avessero in generale alcuna effettiva possibilità di cambiare operatore a causa del contemporaneo e concertato degrado del servizio televisivo in abbonamento, anche se insoddisfatti dell'introduzione della pubblicità nel servizio di registrazione".

Senza identificare i nomi delle aziende prese di mira, la decisione fa riferimento alla comunicazione di illegittimità del dicembre 2021, in cui l'AdC accusava gli operatori MEO, NOS e Vodafone, e la società di consulenza Accenture, di limitare la concorrenza "colludendo per inserire 30 secondi di pubblicità" all'accesso alle registrazioni televisive automatiche.

Secondo le informazioni diffuse il 5 giugno, "la decisione dell'AdC comporta l'applicazione di sanzioni pecuniarie per un totale di 13.351.000 euro alle quattro società, una delle quali ha fatto ricorso alla procedura di transazione, rinunciando al contenzioso sull'imputazione fattuale e procedendo al pagamento volontario della sanzione".

L'apertura del processo

Il processo è iniziato con le informazioni diffuse nell'agosto 2020 dai media, che riportavano l'attuazione di un'iniziativa congiunta e coordinata tra i tre maggiori operatori di pay-TV, con il supporto tecnologico e operativo di una società di consulenza, spiega l'ente guidato da Nuno Cunha Rodrigues. Questa "iniziativa congiunta" ha permesso "l'imposizione di condizioni che, a livello globale, danneggiavano gli abbonati, senza il rischio di turbative della concorrenza".

Commercializzazione degli spazi pubblicitari

Inoltre, ha avuto un impatto anche sulla commercializzazione degli spazi pubblicitari con gli inserzionisti e le agenzie di stampa, aggiunge, notando che "l'accordo ha portato all'eliminazione della concorrenza tra gli operatori di telecomunicazioni, concretizzandosi in una standardizzazione delle condizioni in cui questa commercializzazione poteva essere verificata, anche in termini di prezzo, sconti e altre condizioni di commercializzazione rilevanti per le entità che acquisiscono spazi pubblicitari".

Nel dicembre 2021 è stata adottata la comunicazione di illegittimità, ma nel frattempo "le prove sequestrate nell'ambito delle operazioni di perquisizione e sequestro sono state ritenute non valide con decisione giudiziaria, il che ha implicato il ritorno del processo alla fase investigativa nel gennaio 2024 e ha comportato l'adozione di una nuova comunicazione di illegittimità nel dicembre dello stesso anno".

L'indagine

Secondo l'indagine del CADE (Consiglio Amministrativo per la Difesa Economica), l'accordo è stato in vigore almeno tra il 1° agosto 2019 e il 1° maggio 2025, momento in cui la vendita degli spazi pubblicitari in questione è stata sospesa.

La legge antitrust vieta espressamente gli accordi tra imprese che, in tutto o in parte, limitano in modo significativo la concorrenza nel mercato nazionale, riducendo così il benessere dei consumatori e/o delle imprese.

Nel comunicato diffuso, l'AdC (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) spiega che non identifica le società sanzionate "a seguito di diverse ingiunzioni dei Tribunali Amministrativi, richieste da società destinatarie di altri procedimenti, di vietare la loro identificazione nelle comunicazioni relative all'adozione di decisioni di condanna" da parte dell'autorità di vigilanza.

L'AdC sottolinea che "non è d'accordo con questa interpretazione, e i ricorsi relativi a questa questione sono attualmente pendenti davanti a tribunali superiori".