Una nota pubblicata sul sito web della Presidenza della Repubblica indica che António José Seguro «ha rinviato all'Assemblea della Repubblica, senza promulgazione, il decreto che stabilisce le norme per l'uso delle bandiere sugli edifici pubblici».

«Il rinvio è stato accompagnato dal relativo messaggio motivato, che sarà reso pubblico dopo la sua lettura in Parlamento», si legge inoltre nella nota.

I gruppi parlamentari del PSD, di Chega e del CDS-PP hanno approvato, il 17 aprile, con voto finale, il decreto volto a vietare l'esposizione di bandiere «di natura ideologica, partitica o associativa» sugli edifici pubblici.

Circa un mese prima, il Parlamento aveva discusso i progetti di legge di Chega e del CDS-PP volti a vietare l'esposizione di bandiere di "movimenti ideologici" sugli edifici pubblici. Il progetto di legge di Chega è stato respinto, mentre quello del CDS-PP è stato rinviato alla commissione senza essere votato.

Il testo sostitutivo della Commissione per gli affari costituzionali, i diritti, le libertà e le garanzie è stato approvato in plenaria, in linea generale, nei dettagli e nella votazione finale complessiva, con i voti favorevoli di PSD, Chega e CDS-PP, quelli contrari di PS, PAN, Livre, BE e PCP e l'astensione di IL.

Il disegno di legge vietava l'"esposizione, collocazione o issamento" su edifici pubblici di bandiere "di natura ideologica, partitica o associativa, indipendentemente dalla loro natura giuridica" e anche di insegne di "origine straniera, salvo nel contesto di atti ufficiali di natura diplomatica o protocollare".

In questi edifici sarebbero state consentite solo la bandiera nazionale, la bandiera dell’Unione Europea e «le bandiere istituzionali e araldiche, vale a dire quelle degli enti statali, delle regioni autonome, delle autorità locali, dei servizi e degli enti pubblici, delle Forze Armate, delle forze di sicurezza e delle rispettive unità».

Potrebbero essere issate anche bandiere che storicamente le hanno precedute, «purché nel contesto della rispettiva commemorazione storica», nonché bandiere «associate a programmi di riconoscimento istituzionale, educativo o ufficiale promossi da enti pubblici».

La nuova legge, ora ripristinata, riguardava «tutti gli edifici, i monumenti, le strutture, i pennoni, le facciate e gli interni ad uso ufficiale, appartenenti o assegnati a organi sovrani, servizi dell’amministrazione diretta e indiretta dello Stato, regioni autonome, autorità locali e altri enti pubblici».

Il decreto specificava che questa normativa non si applicava agli spazi privati, anche se aperti al pubblico, a eventi culturali, sportivi o associativi che «non comportano una rappresentanza ufficiale dello Stato», né alle cerimonie diplomatiche «regolate dal protocollo internazionale».