Il recente studio del FMI sul Portogallo contribuisce a porre questa questione al centro del dibattito economico. La produttività portoghese rimane ben lontana da quella delle economie più avanzate e una delle ragioni addotte è chiara: le imprese portoghesi hanno difficoltà a raggiungere una dimensione significativa. L’FMI afferma che in Portogallo la presenza di giovani imprese ad alta crescita, le cosiddette «gazzelle», è esigua e che solo circa lo 0,1% delle nuove imprese portoghesi riesce a raggiungere questo status, ben al di sotto della media europea.

Questo dovrebbe preoccuparci. Non perché manchino imprenditori capaci, ma perché crescere in Portogallo è ancora troppo difficile. Creare un’azienda non è più il problema principale. Il problema inizia quando questa azienda vuole assumere personale, investire, internazionalizzarsi, raccogliere capitali, innovare e aumentare le proprie dimensioni. È qui che entrano in gioco la burocrazia, l’instabilità normativa, la difficoltà nell’accedere al capitale di rischio, i costi amministrativi e una cultura pubblica che spesso sembra tollerare meglio la sopravvivenza modesta piuttosto che le grandi ambizioni.

Da anni ci siamo abituati a elogiare le PMI come la spina dorsale dell’economia portoghese. E lo sono, senza dubbio. Ma un paese non aumenta i salari, la produttività e la capacità di esportazione solo con le piccole imprese. Ha bisogno anche di aziende medie e grandi, tecnologiche, industriali ed esportatrici, in grado di competere a livello internazionale. Ha bisogno di aziende che crescano senza essere ostacolate da ogni nuovo ostacolo fiscale, lavorativo o amministrativo.

Qui la politica ha una responsabilità. Non solo un governo o un’opposizione, ma la classe politica nel suo insieme. Il Portogallo continua a discutere di riforme strutturali come se fossero battaglie ideologiche a breve termine. Il governo e l’opposizione riescono raramente a costruire un consenso duraturo su produttività, fiscalità, istruzione, mercati dei capitali, semplificazione amministrativa o sul legame tra università e imprese. E senza continuità, le riforme non arrivano mai davvero a concretizzarsi.

Il risultato è noto. Abbiamo buone idee, buoni fondatori e buoni tecnici, ma molte aziende rimangono bloccate a dimensioni insufficienti per competere a livello mondiale. Il FMI individua con precisione la necessità di ridurre la burocrazia, migliorare l’accesso al capitale a lungo termine, rafforzare le competenze e rimuovere gli ostacoli normativi alla crescita.

Il Portogallo non deve solo creare più imprese. Deve consentire a quelle già esistenti di crescere meglio. Deve valorizzare chi assume rischi, chi assume personale, chi esporta e chi trasforma la conoscenza in ricchezza.

Perché un paese non diventa più prospero solo per il fatto di avere molte imprese.

Diventa più prospero quando permette ai migliori di crescere.