Nel caso di paesi come l’India, il Nepal, il Bangladesh o il Pakistan, «sebbene questi lavoratori possano accedere, in una situazione di soggiorno regolare e di inclusione contributiva, alle prestazioni previste dal sistema portoghese, l’assenza o l’insufficienza di meccanismi di coordinamento internazionale limita la trasferibilità dei diritti acquisiti in caso di ritorno, riemigrazione o mobilità circolare», si legge nello studio.
Gli accordi bilaterali del Portogallo
Nel documento, gli autori esaminano gli accordi bilaterali del Portogallo in materia di sicurezza sociale, che favoriscono paesi con una tradizione migratoria verso il Portogallo, come il Brasile o Capo Verde, piuttosto che prendere in considerazione nuovi luoghi di origine.
Tali accordi «non sono semplici dispositivi tecnici di coordinamento amministrativo, ma strumenti con rilevanza politica, istituzionale e distributiva», poiché consentono «la totalizzazione dei periodi contributivi, l’esportazione di determinate prestazioni e l’articolazione tra diversi sistemi nazionali» e funzionano, di fatto, «come meccanismi selettivi di inclusione sociale, strutturando le condizioni di accesso alla protezione lungo i percorsi migratori transnazionali».
Scelte politiche
In un documento intitolato «Mappatura della protezione sociale oltre i confini: accordi bilaterali di sicurezza sociale in Portogallo», gli autori ritengono che la scelta dei paesi «rifletta opzioni politiche, asimmetrie istituzionali e diverse concezioni di cittadinanza sociale, generando gerarchie di protezione fortemente dipendenti dall’origine nazionale dei migranti».
La più numerosa comunità straniera in Portogallo è di origine brasiliana (574.195 persone), seguita da Angola, India, Capo Verde, Nepal, Bangladesh, Guinea-Bissau, Ucraina, São Tomé e Príncipe, Pakistan, Regno Unito, Italia, Francia, Cina e Germania, con la popolazione straniera che rappresenta il 14 per cento del totale.
Negli ultimi anni si sono registrati flussi migratori «provenienti da paesi in cui la protezione sociale transnazionale rimane inesistente, limitata o insufficientemente sviluppata».
Nella mappatura effettuata, gli autori distinguono diversi tipi di accordi di protezione sociale, non solo quelli relativi alle pensioni di vecchiaia, di invalidità o di reversibilità, ma anche le prestazioni per malattia, assistenza sanitaria, maternità e paternità, spese familiari, infortuni sul lavoro e malattie professionali.
Requisiti da soddisfare
Tra i paesi che soddisfano la maggior parte dei requisiti, spiccano il Brasile e Capo Verde, ma, «al contrario, gli immigrati provenienti da paesi con accordi limitati o inesistenti devono affrontare una significativa discontinuità nella loro protezione sociale» al di fuori del Portogallo e «questa situazione è particolarmente rilevante per le comunità che hanno acquisito peso nella recente geografia migratoria portoghese, in particolare quelle provenienti dall’Asia meridionale, come India, Nepal, Bangladesh o Pakistan».
Questa disparità non si riscontra nel caso degli emigranti portoghesi, per i quali «gli accordi bilaterali in materia di previdenza sociale garantiscono, in modo relativamente coerente, la trasferibilità delle pensioni di vecchiaia, invalidità e reversibilità», con strumenti che «consentono la totalizzazione dei periodi contributivi maturati in diversi paesi, riducendo il rischio di perdita totale dei diritti nella fase finale del ciclo di vita».
Ma anche in questi casi, la protezione è «incompleta, date le forme contemporanee di mobilità, caratterizzate da precarietà, circolarità e percorsi contributivi non lineari».
Critiche all’Unione europea
Nel documento, gli autori criticano anche la mancanza di accesso degli immigrati non europei alla protezione sociale bilaterale, a causa dei requisiti imposti dalla stessa UE.
L’UE è una sorta di «club avanzato di protezione sociale, in cui la piena inclusione è garantita giuridicamente, ma esternamente limitata» ai cittadini di paesi terzi, e mostra «disparità di trattamento», che alimenta «aspettative, percezioni di ingiustizia e frustrazioni istituzionali».
L’«universo contributivo straniero è aumentato in modo significativo tra il 2015 e il 2025, così come l’ammontare dei contributi versati, generando un saldo netto positivo record nel 2025» in Portogallo, a dimostrazione del fatto che la protezione sociale dei migranti «non può essere considerata un costo marginale, ma una dimensione centrale della coesione sociale».
Pertanto, sostengono gli autori, gli accordi bilaterali sono «elementi strategici delle politiche pubbliche, essenziali per garantire l’equità contributiva, l’integrazione sociale e la fiducia istituzionale in un modello di Stato sociale sempre più dipendente dalla mobilità internazionale», soprattutto perché una «strategia selettiva e frammentata tende a riprodurre le disuguaglianze nell’accesso alla cittadinanza sociale transnazionale».









Follow us on social media