Il documento, a cui Lusa ha avuto accesso oggi, avverte che si può affermare, "con un alto grado di certezza, che la regione del Nord sarà la più colpita", cosa che si spiega "con la concentrazione di una parte significativa delle attività più impattate dall'aumento delle tariffe dagli Stati Uniti d'America - USA (ad eccezione del petrolio e dei prodotti correlati)", richiedendo quindi una "particolare attenzione" nelle azioni del Governo.
Uno studio della Facoltà di Economia dell'Università di Porto avverte che, nello scenario analizzato, la regione del Nord concentrerà "oltre il 36% dell'impatto negativo sulla produzione (oltre 300 milioni di euro), oltre il 45% in termini di GVA [Gross Value Added] (oltre 120 milioni di euro), quasi la metà in termini di salari (oltre 50 milioni di euro) e ben oltre la metà (quasi il 55%) in termini di occupazione (una perdita di quasi 3.300 posti di lavoro)".
La ricerca, intitolata "Cambiamenti geopolitici e guerra commerciale - Scenari, impatti e raccomandazioni politiche", sarà presentata lunedì alle 15 presso il Palácio da Bolsa e nasce in risposta alla "sfida lanciata dall'Associazione commerciale di Porto - Camera di commercio e industria (ACP-CCI) per analizzare i possibili impatti della guerra commerciale innescata dalle decisioni tariffarie dell'amministrazione Trump".
Il documento avverte che le azioni del Governo "dovrebbero tenere conto degli impatti regionali asimmetrici, con la regione del Nord che riceve un'attenzione particolare, essendo la più colpita negativamente in tutte le variabili economiche analizzate".
Secondo il presidente dell'ACP (Associazione Portoghese degli Automobile Club), Nuno Botelho, lo studio "conferma, sulla base di rigorose prove scientifiche, ciò che molte aziende stanno già iniziando a sentire sul campo, ovvero che la crescente instabilità del commercio internazionale ha effetti asimmetrici e penalizza particolarmente le regioni con una forte base industriale e di esportazione, come il Nord del Paese".
Nelle dichiarazioni rilasciate a Lusa (agenzia di stampa portoghese), ha sottolineato che "anticipare questi impatti è essenziale affinché le imprese e i politici possano reagire tempestivamente e con misure efficaci".
Il documento raccomanda che, "nel breve termine, il Governo presti particolare attenzione ai settori più esposti all'aumento dei dazi statunitensi e al possibile rallentamento economico europeo".
Questi dovrebbero "essere oggetto di un sostegno pubblico selettivo, basato su una diagnosi rigorosa e sulla consultazione delle imprese, con l'obiettivo di evitare cali della domanda, della produzione e dell'occupazione e di aumentare l'efficienza delle imprese esportatrici colpite".
Secondo il documento, le aziende dovrebbero cercare di "diversificare il mercato".
"L'avvio, l'integrazione o lo sviluppo di alleanze strategiche costituisce uno dei percorsi più promettenti, rendendo in generale importante esplorare il potenziale aggiuntivo dell'appartenenza al mercato unico europeo e le relazioni speciali con i Paesi dell'Africa e dell'America Latina", si legge nel documento.
"Queste azioni avrebbero senso anche senza modifiche alla politica tariffaria statunitense, dato che la concentrazione geografica delle esportazioni portoghesi è chiaramente eccessiva", sostengono.
D'altra parte, "si dovrebbe incoraggiare l'adattamento strutturale delle imprese per ridurre chiaramente i divari di competitività".
Secondo il documento, "dovrebbero essere particolarmente rilevanti gli incentivi all'innovazione, alla differenziazione, alla modernizzazione tecnologica e alla digitalizzazione; eventuali modifiche fiscali (eliminazione della sovrattassa statale o riduzione dell'imposta sul reddito delle società) e il rafforzamento delle infrastrutture logistiche (investimenti nei porti), insieme al sostegno alle piccole e medie imprese (con lo sviluppo di programmi specifici)".
Sarà inoltre "importante" avere "una risposta adeguata a livello di politiche pubbliche, con una reazione del Portogallo che segua principalmente gli sforzi a livello europeo".






