Il governo portoghese ha chiesto all’Assemblea della Repubblica l’autorizzazione legislativa per rivedere l’elenco nazionale dei paradisi fiscali, proponendo l’inclusione della Russia e del Vietnam nel tentativo di allineare meglio l’elenco nazionale a quello dell’Unione Europea relativo alle giurisdizioni fiscali non cooperative.
L’attuale elenco del Portogallo comprende 77 paesi, territori e regioni con regimi fiscali preferenziali, mentre l’elenco dell’UE contiene solo 10 giurisdizioni, secondo quanto riporta Executive Digest.
In base alla proposta, qualsiasi giurisdizione classificata dall’UE come non cooperativa a fini fiscali verrebbe automaticamente aggiunta all’elenco portoghese.
La Russia è stata inserita nell’elenco dell’UE nel febbraio 2023 per non aver rispettato gli impegni in materia di governance fiscale e cooperazione internazionale. Il Vietnam è stato inserito nell’elenco nel febbraio 2026 a causa di carenze in materia di trasparenza fiscale e scambio di informazioni.
Nuovi criteri in fase di revisione
La proposta prevede inoltre modifiche ai criteri utilizzati per determinare se una giurisdizione debba essere classificata come paradiso fiscale.
Oltre al parametro di riferimento esistente relativo alla tassazione delle società, il governo propone di tenere conto del fatto che una giurisdizione applichi o meno un’imposta minima integrativa nazionale qualificata ai sensi delle norme sulla tassazione minima globale.
Tra gli altri fattori di rischio figurerebbero i sistemi fiscali che consentono la doppia non imposizione, deduzioni fiscali multiple o agevolazioni fiscali più favorevoli di quelle disponibili in Portogallo senza richiedere un’autentica attività economica o una sostanza economica sufficiente.
Le autorità terrebbero conto anche delle valutazioni effettuate dall’Unione europea e dalle organizzazioni internazionali a cui il Portogallo partecipa, tra cui il Forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali, il Forum sulle pratiche fiscali dannose e il Gruppo di azione finanziaria internazionale (GAFI).
Possibili future esclusioni
Sebbene la proposta delinei nuove aggiunte, non specifica quali giurisdizioni potrebbero essere rimosse dall’elenco portoghese. Tale decisione verrebbe presa in un secondo momento tramite un decreto emanato dal Ministro delle Finanze.
Diverse giurisdizioni figurano attualmente nell’elenco portoghese nonostante non compaiano più nell’elenco dei paradisi fiscali dell’Unione europea, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, le Barbados, le Figi, Samoa e Trinidad e Tobago.
L’elenco dell’UE, introdotto per la prima volta nel 2017, viene aggiornato due volte all’anno. La sua ultima revisione, avvenuta nel febbraio 2026, ha aggiunto il Vietnam e le Isole Turks e Caicos, rimuovendo al contempo le Fiji, Samoa e Trinidad e Tobago. Il prossimo aggiornamento è previsto per ottobre 2026.
Il Portogallo ha rivisto l’ultimo la propria lista nel settembre 2025, eliminando Hong Kong, il Liechtenstein e l’Uruguay; tali modifiche sono entrate in vigore il 1° gennaio 2026.
Implicazioni fiscali
L’inclusione nell’elenco dei paradisi fiscali del Portogallo comporta conseguenze fiscali significative per le persone fisiche e le imprese.
Gli istituti finanziari sono tenuti a segnalare all’Autorità fiscale tutti i trasferimenti verso le giurisdizioni incluse nell’elenco; tali informazioni vengono successivamente pubblicate sul Portale delle Finanze.
Secondo Executive Digest, i trasferimenti verso le giurisdizioni incluse nell’elenco hanno raggiunto i 9,4 miliardi di euro nel 2025, con un aumento del 16,4% rispetto all’anno precedente. Il totale ha coinvolto 18.244 ordinanti dei trasferimenti, tra cui 9.629 persone fisiche e 8.615 società o altre persone giuridiche.
I soggetti collegati alle giurisdizioni presenti nell’elenco potrebbero inoltre essere soggetti ad aliquote fiscali più elevate, tra cui un aumento delle aliquote dell’IMI e dell’IMT, nonché una ritenuta alla fonte del 35% sul reddito delle società, rispetto all’aliquota standard del 25%.
Se approvata, la proposta del governo comporterebbe che anche le future modifiche all’elenco dell’UE si riflettano in modo più diretto nel quadro normativo nazionale del Portogallo.








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