Non è più sufficiente parlare di talento, stabilità politica o buoni indicatori macroeconomici. Ciò che distingue davvero i Paesi è la loro capacità di partecipare attivamente alle catene tecnologiche più critiche del pianeta. Ed è proprio su questo punto che il Portogallo ha appena compiuto un altro passo importante.

La decisione dell'Agenzia Nazionale per l'Innovazione di rafforzare la posizione portoghese nel settore della microelettronica, con un sostegno di 6,4 milioni di euro a due progetti strategici guidati dall'INL e dall'Istituto delle Telecomunicazioni, non è solo un altro investimento pubblico. È una dichiarazione di ambizione. È il Portogallo che dice di voler essere nel gioco dei semiconduttori, una delle industrie più decisive per l'economia del futuro.

Se ne parla poco al di fuori degli ambienti specializzati, ma i semiconduttori sono ormai al centro di praticamente tutto: intelligenza artificiale, mobilità, energia, difesa, telecomunicazioni, informatica avanzata e industria medica. Chi padroneggia questa tecnologia, o almeno chi partecipa in modo rilevante alla sua catena del valore, acquisisce una posizione strategica sullo scacchiere globale.

Integrando questi progetti nell'ambito dell'European Chips Act, il Portogallo non è più solo un utilizzatore di tecnologia, ma è diventato un costruttore di capacità. Il lavoro sviluppato presso il Laboratorio Internazionale Iberico di Nanotecnologie, a Braga, nell'area dell'integrazione e dell'imballaggio avanzato dei componenti, e presso l'Istituto delle Telecomunicazioni, con i circuiti fotonici integrati, pone il Paese al centro di due delle aree più promettenti della microelettronica mondiale.

L'aspetto più interessante è che questo movimento non vive in modo isolato. Si inserisce perfettamente nel momento che il Paese sta attraversando. Ho osservato, sia in Portogallo che all'estero, un chiaro cambiamento nella percezione degli investitori, delle aziende tecnologiche e dei centri decisionali internazionali: Il Portogallo non è più visto solo come una destinazione per i servizi, il turismo o i talenti accessibili. Sta iniziando a essere visto come un serio territorio di ingegneria, innovazione e capacità industriale avanzata.

Questi progetti non portano solo scienza. Portano aziende, attraggono talenti, generano posti di lavoro qualificati, creano spin-off, rafforzano università e centri di ricerca e, soprattutto, ancorano valore al territorio. È così che si costruisce lo sviluppo sostenibile: non solo con il consumo e l'edilizia, ma con la conoscenza, la tecnologia e l'integrazione nelle catene globali del valore.

Il finanziamento ora annunciato è relativamente modesto rispetto alle grandi cifre europee, ma il suo impatto potenziale è enorme. Perché in questo tipo di settore, ciò che conta non è solo il volume del capitale iniziale, ma il posizionamento strategico che crea.

Il Portogallo sta facendo proprio questo: posizionarsi. E quando un piccolo Paese riesce a occupare un posto di rilievo in un settore così critico come quello dei semiconduttori, si garantisce non solo la crescita economica, ma anche la sovranità tecnologica e l'influenza sul futuro.

Questo è il tipo di notizia che cambia silenziosamente il destino di un Paese.