L'avvocato Inês de Oliveira Soares, recentemente premiata per le sue ricerche in questo campo, sostiene questa ipotesi. L'avvocato indica il test P-300 come uno strumento potenzialmente utile per determinare se un sospettato conserva specifici ricordi biografici del crimine.

Il test misura l'attività elettrica del cervello con elettrodi sul cuoio capelluto, catturando le risposte cognitive automatiche quando il soggetto vede stimoli visivi legati all'indagine.

Nel caso McCann, il sospetto avrebbe visto fotografie strategiche dell'appartamento, dei veicoli sospetti e dei possibili nascondigli. Se la persona riconosce gli elementi, l'onda cerebrale P-300 si attiva involontariamente. Ciò suggerisce che il suo cervello contiene informazioni coerenti con i fatti oggetto dell'indagine.

Il vantaggio di questo metodo rispetto al poligrafo è che non richiede una risposta verbale o la collaborazione dell'imputato. La risposta neurologica è immediata e incontrollabile, rendendo impossibile la manipolazione cosciente.

Questa tecnica di mappatura della memoria esiste già nella giustizia internazionale.

In Spagna, il test è stato decisivo nel caso "Ricla", relativo alla scomparsa e al presunto omicidio di una donna nel 2012.

In India, il tribunale ha utilizzato la stessa metodologia nel processo di Adati Sharma. Sharma era accusata di aver avvelenato l'ex marito con l'arsenico. L'esame neurologico ha dimostrato che l'imputata aveva una dettagliata "conoscenza pratica" della manipolazione della sostanza tossica, che è servita come base per la condanna.

Difficoltà nel caso Madeleine McCann

L'applicazione di questo meccanismo al caso McCann incontra un grosso ostacolo tecnico. Il processo ha ricevuto un'ampia copertura per quasi due decenni.

Gran parte delle immagini e dei dettagli dell'indagine sono di dominio pubblico. Il cervello di qualsiasi persona comune potrebbe attivare l'onda P-300 semplicemente grazie alla familiarità con i media.

Per superare questa limitazione, Inês de Oliveira Soares afferma che gli stimoli devono utilizzare "informazioni riservate". Si tratta di dettagli cruciali del crimine noti solo alle squadre investigative e al vero colpevole.

Oltre alle sfide tecniche, l'introduzione del test P-300 in Portogallo deve affrontare difficili vincoli legali e costituzionali.

L'uso forzato da parte del Portogallo di esami che estraggono dati dal subconscio è in conflitto con i diritti fondamentali. Questi includono il diritto all'integrità morale, alla privacy e il principio contro l'autoincriminazione.

L'esperto sostiene che costringere un imputato a sottoporsi a questo esame violerebbe le garanzie della difesa. La situazione cambia se l'indagato decide volontariamente di sottoporsi al test per dimostrare la propria innocenza.