Non per una crescita puntuale, ma per la coerenza dell'insieme degli indicatori. In un contesto europeo ancora caratterizzato dall'incertezza, il Portogallo è riuscito a posizionarsi al di sopra della media dell'Unione Europea, confermando di attraversare una fase strutturalmente più sana.
Il Prodotto Interno Lordo è cresciuto del 2,4%, trainato principalmente dai consumi privati e dagli investimenti. I consumi sono rimasti forti, sostenuti da un tasso di disoccupazione storicamente basso e da un'inflazione contenuta, scesa al 2,2%. Questo equilibrio tra occupazione, salari reali e stabilità dei prezzi ha creato un ambiente di fiducia raro nell'attuale panorama europeo, consentendo alle famiglie di recuperare il potere d'acquisto e alle imprese di pianificare in modo più prevedibile.
Gli investimenti, a loro volta, stanno beneficiando di due fattori chiave. Da un lato, l'attuazione del Piano di ripresa e resilienza, che continua a iniettare capitali nell'economia reale, soprattutto nelle infrastrutture, nella digitalizzazione, nell'energia e nell'edilizia abitativa. Dall'altro, un contesto finanziario più favorevole, con i tassi di interesse in discesa, che ha sbloccato nuovamente le decisioni di investimento che erano state sospese dal 2022.
Anche nel settore estero l'evoluzione è stata positiva. Le esportazioni sono cresciute dell'1,2% nel trimestre, invertendo la contrazione del periodo precedente. Il comportamento dei servizi, in particolare turismo, tecnologia e servizi alle imprese, è stato decisivo per questa ripresa. Allo stesso tempo, le importazioni sono scese al 3,7%, riflettendo una maggiore normalizzazione delle catene di approvvigionamento e una minore necessità di anticipare gli acquisti per paura di interruzioni logistiche.
Ma forse il segnale più rilevante di questa nuova fase dell'economia portoghese viene dalle finanze pubbliche. Il Paese ha mantenuto un rigido controllo fiscale, sostenuto dalla crescita delle entrate fiscali e dalla disciplina nella spesa. Di conseguenza, il rapporto debito pubblico/PIL ha continuato a diminuire costantemente, rafforzando la credibilità esterna del Paese.
Questo sforzo è stato riconosciuto dai mercati. Standard & Poor's ha alzato il rating del debito portoghese ad A+, mentre Fitch lo ha portato ad A. Allo stesso tempo, lo spread del debito rispetto alla Germania ha raggiunto i minimi storici, traducendosi in costi di finanziamento più bassi per lo Stato, le imprese e le famiglie.
Questo insieme di fattori crea una base estremamente rilevante per il ciclo economico che inizierà nel 2026. Crescita superiore alla media europea, inflazione controllata, accelerazione degli investimenti, solidità dei conti pubblici e fiducia nei mercati internazionali sono ingredienti che non nascono per caso. Sono il risultato di un decennio di aggiustamenti, riforme, stabilità istituzionale e piena integrazione nell'economia europea.
L'aspetto più importante è che non si tratta di una ripresa fragile o circostanziale. È una traiettoria strutturalmente più matura. Oggi il Portogallo ha un profilo economico più equilibrato, più prevedibile e più attraente per gli investimenti a lungo termine.
In un momento in cui molti Paesi europei stanno affrontando rallentamenti, instabilità politica o debolezze fiscali, il Portogallo emerge come un'eccezione positiva. E questo ha conseguenze molto concrete: più investimenti, più occupazione qualificata, crescita più sostenibile e maggiore capacità di affrontare gli shock esterni.
Se il 2025 confermerà la svolta, il 2026 potrebbe consolidare il Portogallo come una delle economie più stabili e interessanti dell'Europa meridionale.






