La CMVM, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari portoghese, sarà incaricata di garantire il rispetto delle norme una volta che il governo portoghese avrà modificato la legge sull’equilibrio di genere nelle società quotate. Secondo ECO News, questa misura introduce un regime sanzionatorio formale a integrazione delle norme sulla diversità nei consigli di amministrazione già in vigore.
La legge attuale è in vigore dal 2017 per garantire che almeno il 33,3% dei membri degli organi di gestione e di controllo sia costituito dal sesso sottorappresentato.
Procedure di selezione più rigorose
In base alla bozza inviata al Parlamento, le società quotate in Borsa che non raggiungono la soglia minima del 33,3% per il sesso sottorappresentato dovranno seguire procedure di selezione più rigorose per le nuove nomine.
Le società saranno tenute ad applicare criteri predefiniti, quali attitudine, competenza e rendimento professionale, con parametri chiari, oggettivi, neutri e applicati senza discriminazioni.
Candidati a parità di merito
Se i candidati presentano qualifiche equivalenti, secondo ECO News si dovrà dare la preferenza al sesso sottorappresentato. Solo in presenza di motivi giuridicamente rilevanti una società potrà scegliere un altro candidato.
Qualora una società quotata in borsa non rispetti queste norme, potrebbe essere soggetta a multe che vanno da 12.500 a 2,5 milioni di euro ai sensi del codice dei valori mobiliari portoghese.
Entrate derivanti dalle sanzioni
La proposta prevede nuovi obblighi di rendicontazione annuale per tutte le società quotate, che dovranno comunicare alla CMVM il numero e la percentuale di donne e uomini che ricoprono posizioni dirigenziali. Qualora la soglia del 33,3% non sia stata raggiunta, ove applicabile, le società sono tenute a spiegarne i motivi e a illustrare le misure adottate per porvi rimedio. La mancata presentazione o pubblicazione di tali relazioni potrebbe comportare multe comprese tra 5.000 e 1 milione di euro.
Il progetto modifica inoltre le modalità di ripartizione dei proventi delle sanzioni, destinando interamente al bilancio dello Stato tutti i proventi derivanti dalle nuove ammende. Attualmente, tali proventi sono ripartiti tra la Commissione per la cittadinanza e l’uguaglianza di genere, la CMVM e lo Stato.







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